Home Gallerie Arte da guardare, arte da gustare (2008)

Arte da guardare, arte da gustare (2008)

Nato dalla felice unione tra un mezzo meccanico, la macchina fotografica, e l’intervento di pennellate di scarna pittura, il ciclo di lavori proposto da Giovanna Lentini, nella caffetteria Zichittella, che tanto si avvicina, per gusto e per atmosfera, ai caffé letterari descritti da Steiner, originali punti di scambio per avere un’idea nobile dell’Europa, intende omaggiare l’oro nero a noi più familiare e meno ostile: il caffé.

Il suo non è lavoro di analisi sociale, né di ricerca storica, anche se l’occhio guizzante, come un felino che non teme il buio, tende a rischiarare spazi inediti e meno formali.

Là dove viene esitata la cattura in un momento particolare, si garantisce la fedeltà della realtà, cosicché il procedimento chimico-meccanico della fotografia, fina dai tempi del celebre Nadar, non aggiunge né toglie nulla alla natura delle cose. Convinta di questa neutralità, Lentini assegna alla fotografia una funzione sussidiaria, se oltre la tenue polvere ricavata dai chicchi di caffé agisce col pennello per delineare contorni, sfumature, rarefazioni. Non si accontenta, in sostanza, della riproduzione in copia conforme del reale, semmai vuole tentare una interpretazione con impulsi e correnti personali. Fra casualità e bizzarria, un po’ per divertimento, sotto la spinta dinamica del manipolare in modo istintivo e gestuale l’informe magma coagulato, sviluppa il suo percorso interpretativo senza pressioni: sottovoce e in solitudine nell’atelier che, intanto, è divenuto ludoteca, per abbozzare identità arbitrarie e immagini dai tratti provvisori. L’intero processo creativo ci rimanda, allora, a una condizione dell’anima – l’età dell’innocenza – nella quale sogno e realtà si intrecciano liberamente, mentre i confini tra consapevolezza e spontaneità scivolano verso l’incerto.

L’osservatore attento, come il visitatore occasionale, non mancheranno di interrogarsi sul rilievo, sui motivo di questi lavori così poco ritualistici, e, inoltre, fuori dai consueti contesti espositivi. Alla questione ci si può facilmente richiamare al proteiforme Ricasso che studiò così tanto gli schizzi e i disegni dei bambini da pubblicarli, non rinunciando alla confessione che una volta riuscì a disegnare come il divin Raffaello, mentre: “Ho impiegato la vita intera a cercare di disegnare come un bambino”.

Peppe Sciabica