Home Galleries Un linguaggio tra elegia e fluidità (2003)

Un linguaggio tra elegia e fluidità (2003)

La dimensione creativa di Giovanna Lentini, nel suo prodursi e annullarsi, votata alla fluidità e, nello stesso tempo, alla sostanza, s'impone, nel suo esercizio personale, alla visualizzazione di spazio e figura dove la scena, la scena del corpo, la sua inequivocabile proiezione, si proiettano in un baluginare assoluto di sensazioni. Una delle prime preoccupazioni di questa pittrice sembra essere quella di assegnare valore alla codificazione dello spazio, alla sottolineatura di un perimetro, d'una superficie su cui riversare i propri contenuti emotivi, il proprio bagaglio di conoscenze, il drappello di letture maturate, sia sul versante della poesia sia su quello dell'estetica pittorica.

Una pienezza, a volte affannosa, fortemente desiderosa di raggiungere obiettivi, caparbia, quasi vestita di un velleitario cipiglio, per poi, a poco a poco, calarsi nella tenzone della liricità o ancora immergersi in una non vacua elegia, come a voler rappresentare, con costanza, il vagare di corpi, del suo corpo in particolare, degli umori, della propria essenza in un espressionismo vorace, sempre aperto alla ricognizione del quotidiano. Ecco, dunque, in questi oli, dove la rigenerazione visiva avviene in supporti variegati, e dove trovano sostanza, sia sulla tela sia sulla carta, gli emblemi del suo discorso, si vanno assumendo inoltre gli stilemi d'un procedere che vuoi coniugare astrazione e figurazione, segno e, a volte, gesto o rappresentazione rapida, volitiva, diventando, così, protagonisti cinetici d'una volubilità sensitiva condotta fino alla spasmo.

La rapidità, la propensione a conquistare subito il modello rappresentativo, il gusto di un'offerta alla dimensione del decoro, all'acquisizione di cifre e colori, che promanano ora dall'ambiente naturale ora dagli interni, configurano una pittura che, al cromatismo, alle terre in particolare, agli ocra, alla temperanza di certi rossi, consegna pienamente il suo spirito, il suo linguaggio. Nei suoi omaggi pessoani, nel suo raffigurarsi e configurarsi con l'ascensione verso certi indici poetici, si sottolinea, ancor più, quel voler prendere ulteriore distanza dalla semplice narrazione, dal racconto suggestivo, dalla mediazione iconica in senso stretto. Anzi, Giovanna Lentini protende, soprattutto in questa ultima fase del suo esercizio pittorico, a superare geometria e figurazione, quasi a consegnare ogni tensione alla fluidità cromatica, al dirupo dei pigmenti, così da racchiudere il tutto in germi di sensazioni, in quadranti dove il tempo rallenta d'improvviso, dove i frammenti di sagome corporee tendono ad annullarrsi reciprocamente, a disperdersi, in un grande contenitore di anime, di percezioni limitanti, posti al confine di ogni visibilità.

Su questa esigenza analitica la sua grammatica espressiva appare, nella totalità del linguaggio, rapida, essenziale e poi ancora ricca di germinalità, di efflorescenze, dove ciò che viene captato va lentamente rielaborandosi, per gemmare altre figure dell'intimo (paesaggi, figure, oggetti) e per crescere, o per poi disperdersi nell'arca inquieta dell'esistenza.


Aldo Gerbino - Palermo 2003